Il traghetto che va a Ventotene parte in realtà alla volta della Capitale morale d’Europa, così come è stata definita dalla Commissione e dal Parlamento europeo nel corso di una cerimonia tenutasi qualche settimana fa durante il seminario promosso dall’Istituto Altiero Spinelli.
Il porto romano scavato nel tufo accoglie chi arriva sull’isola e basta spingere lo sguardo oltre la banchina per vedere il carcere di Santo Stefano presidiare il mare dall’omonimo isolotto su cui è stato costruito.
È come se questo posto segnasse il nord per gli europeisti, che qui trovano le ragioni di quell’Europa libera e unita contenute nel Manifesto di Ventotene. Siamo nel 1941 quando Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, nel periodo in cui sono confinati sull’isola per essersi opposti al regime fascista, ideano un progetto di coesione europea pubblicato in seguito da Eugenio Colorni, che ne scrive la prefazione.
Sono convinti che le democrazie nazionali non rappresentano una garanzia di fronte al rischio della guerra e che l’unico modo di evitare che l’Europa venga travolta un’altra volta dal totalitarismo e dalla guerra è di combattere nello stesso tempo due nemici: la sovranità assoluta, che è un problema mondiale, e lo Stato-nazione, che è un problema europeo. Per superare questi problemi, l’unica strada è quella di creare un sistema federale, i cosiddetti Stati Uniti d’Europa.
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